V QUARESIMA - 2 aprile 2017 | Stampa |  E-mail

V  DOMENICA di QUARESIMA – 2 aprile 2017

Ez 37,12-14;  Sal 129/130;  Rm  8,8-11;  Gv 11,1-45

Eterno Padre, la tua gloria è l’uomo vivente; tu che hai manifestato la tua compassione nel pianto di Gesù per l’amico Lazzaro, guarda oggi l’afflizione della Chiesa che piange e prega per i suoi figli morti a causa del peccato, e con la forza del tuo Spirito richiamali alla vita eterna.

“Farò entrare il mio spirito in voi e rivivrete…”

“Se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia.”

“Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo…”

Parto dal dialogo tra Gesù e Marta, parole intime intercorse tra i due amici, mentre erano soli;  come l’evangelista abbia conosciuto il contenuto della breve conversazione, non ci è dato di sapere…  saranno state le solite indiscrezioni, la solita fuga di notizie, oppure una confidenza fatta da Marta a Maria, che poi l’ha riportata, sempre in confidenza, a Giovanni, ed ecco… l’apostolo che Gesù amava lo ha annotato sul suo taccuino, e il gioco è fatto.

Potrebbe trattarsi invece di un aspetto fondamentale del progetto teologico dell’evangelista:  ebbene, che sia accaduto oppure no, che Gesù abbia parlato con Marta di resurrezione, di fede nel Cristo, etc. etc. interessa poco;  era, è essenziale suscitare e confermare la fede in Gesù, dichiarando che Lui era, che Lui è il Cristo venuto nel mondo;  l’occasione perfetta per introdurre l’elemento-cardine della fede cristiana, ripeto, la rivelazione che il Figlio del falegname è in realtà il Figlio di Dio e che chi crede in Lui sarà salvato, si presenta qui, in un contesto di dolore, di pianto, diciamo pure di  tragedia…  Del resto, che cosa rimane quando la persona che amavamo ci lascia così, morendo?  Rimane la fede!  …a condizione, però, che (la fede) ci fosse già prima.

In situazioni come questa, è difficile scoprire la fede, se non si sa neppure che cos’è.

Comunque sia, accaduto davvero, o soltanto immaginato dall’evangelista – l’uno e l’altro caso vanno bene uguale! –, l’essenziale è capire che la fede in Cristo rende possibile anche l’impossibile! Infatti l’impossibile accade, e Lazzaro ritorna in vita.

La risurrezione di Lazzaro non è un miracolo come gli altri: morto ormai da quattro giorni, compiuti i tradizionali riti di inumazione, il cadavere era già stato chiuso nel sepolcro…  Giovanni ci offre una lunga descrizione della vicenda che coinvolse non solo la famiglia, ma gli abitanti del villaggio e molta gente che, avuta notizia della presenza di Gesù, era accorsa per vedere quale atteggiamento avrebbe assunto.

Ma la risurrezione di Lazzaro costituisce soprattutto un fatto di importanza capitale nell’intera economia del quarto evangelo, l’unico Vangelo a contenerne il racconto: il fatto ebbe una tale risonanza che le autorità religiose convocarono d’urgenza il Sinedrio per discutere che fare…

E, tanto per richiamare il peso politico, cui accennavo domenica scorsa, i sacerdoti del partito dei farisei espressero i loro timori che la fama creatasi intorno a Gesù potesse insospettire le autorità romane, al punto da scatenare una repressione e distruggere addirittura il Tempio.

Il sommo sacerdote Caifa prese la parola e disse: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”.  Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.  Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. (cfr. Gv 11,45-54).

Ma anche Gesù aveva i suoi informatori:  lo venne a sapere e fuggì nel deserto, rifugiandosi con i suoi compagni nella cittadina di Efraim.

Per la cronaca, i capi del popolo decisero di uccidere anche il redivivo Lazzaro, perché molti giudei credevano in Gesù a motivo del miracolo (cfr. 12,10-11). Il Vangelo non dice se Lazzaro fu veramente ucciso; personalmente non ho motivo di credere il contrario… Ma atteniamoci a fatti raccontati ed evitiamo di dare per scontate cose che il Vangelo non afferma...

Poco prima di entrare a Gerusalemme, acclamato dal popolo come Messia, sfidando apertamente i capi religiosi, Gesù passò una sera a trovare i suoi tre amici, Lazzaro, Marta e Maria, e si trattenne a cena.  Leggetevi con comodo il capitolo 12, intitolato l’unzione di Betania, a motivo del gesto compiuto da Maria Maddalena, di cospargere i piedi di Gesù di unguento prezioso:  il gesto suscitò l’immediata reazione di Giuda: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”; evidentemente si trattava di un profumo assai prezioso, se l’Iscariota lo valutò dieci volte tanto rispetto alla vita del Signore, venduto dal traditore per soli 30 denari.

Il Signore commentò il gesto sconsiderato di Maria e rispose alla critica di Giuda, annunciando per l’ultima volta la sua imminente Passione: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.  I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me.” (cfr. 12,8).

La pagina che abbiamo ascoltato cita per ben due volte il particolare che Gesù si commosse profondamente;  significa, che scoppiò a piangere…

Che differenza, tra la descrizione della persona di Gesù, quale emerge da questo Vangelo, amante delle feste, capace di adirarsi in maniera violenta (Gv 2,13ss), ma anche (capace) di scoppiare in lacrime per la tristezza, come nel presente caso, e la famosa icona paleocristiana del Cristo Pantocratore, impassibile, impenetrabile, serio e inespressivo come una sfinge…

Il Verbo incarnato ha assunto tutto di noi, tranne il peccato;  e ci ha dato la Grazia di assumere da Lui la capacità di morire al peccato, per rinascere, qui ed ora, ad una vita diversa, una vita nuova.  E questa grazia, il Figlio di Dio l’ha data a noi effondendo il suo ultimo respiro, lo spirito della vita, lo Spirito Santo, colui che si librava sulle acque quando l’Onnipotente creava il mondo, il primo protagonista della Genesi, in ordine di apparizione.

Ecco, anche quest’anno siamo arrivati al termine del cammino di quaresima; la prossima domenica sarà la solennità delle Palme: entreremo insieme, con la fede, anche noi, in Gerusalemme, seguendo il Signore.  Quel giorno di duemila anni fa si avverò la profezia del vecchio Simeone, il quale, prendendo tra le braccia il figlio neonato della vergine Maria, le disse:  “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima.” (Lc 2,34-35).

Auguro a tutti di vivere i misteri della Settimana Santa, non solo a livello emotivo, ma in autentico spirito di fede.  Lasciamoci anche noi trafiggere l’anima!

La memoria della croce lasci una traccia di profonda conversione nella nostra vita!

Celebrare la morte è un nonsenso.

Infatti noi non celebriamo (soltanto) la morte di Cristo, ma la vita di Cristo donata!

Accogliamo questo dono, e facciamone l’uso migliore…